Boves vintage



Com’eravamo… BOVES 1936

BOVES Summer 1936 Boves by cooliewhite9 anni prima che la città fu bruciata dai Nazisti nella 2^ guerra mondiale; video a cura dell’architetto Mario Grigni. Giuseppe Dolza (zio Joe) lo ha filmato. La famiglia Dolza di Torino andó in villeggiatura a Boves prima e dopo la guerra. I membri della famiglia Dolza e Cigersa, sono ora tutti deceduti ad eccezione dei bambini piccoli.


BOVES: la resistenza e l'eccidio.
Edizioni RAI. Documentario storico: regia di Ermanno Olmi.
Commenti e testimonianze in tempo reale:
[cronologia dettagliata a fondo pagina]


Boves summer 2010-1936 by studiogregorini

Boves summer
winter 2011 Boves Summer, buche dossi e quant'altro by flavio kite

BELLEZZE del 59 clicca qui pinUp
Una classe di ferro...
 quando la classe non è acqua !!

Email del webmaster: info@classe1959.it
Comunicazioni: info@classe1959.it


Diffusione sito
link: www.classe1959.it


CLASSE MILLENOVECENTOCINQUANTANOVE.  

 
Calendario Guardia di Finanza.


Calendario storico Comando Carabinieri


Campionato di calcio illustrato '59

 
Paperino spagnolo 1959


Calendario Frate Indovino... (indovina l'anno)
 

 
Mago Zurlì * Zecchino d'Oro '59

 
Calendario Cinese 1959


  • Francobolli 1959

 



FONTE Wikipedia:



Storia


Da remotissimi tempi abitata, fu colonia romana nel periodo in cui le legioni romane dilagarono alla conquista della Gallia Cisalpina. Affacciatasi alla storia dell'era cristiana come "castrum" e "locus" Boves è ricordata per la prima volta in un documento dell' 815 con il nome di BOVIXIUM.

La sua storia è simile a quella di ogni altro "borgo" della provincia che ebbe a subire le conseguenze di scorrerie saracene e di lotte tra feudatari e signorotti che cercavano potere e benefici.
Possesso dei Marchesi del Vasto, passò poi alle dipendenze dei Marchesi di Busca (1144), a quelli di Ceva (1214), appartenne al Marchesato di Saluzzo, ai Visconti e dal 1396 agli Acaja, per riunirsi infine ai domini sabaudi del 1418 conseguendo autonomia comunale, con l'approvazione dei propri statuti.
I secoli XVI e XVII vedono il territorio bovesano percorso di volta in volta da truppe francesi, spagnole, imperiali, che seminano saccheggi, carestie, pestilenze.
La comunità tuttavia reagisce con caparbietà a difesa della propria libertà e dei propri valori, affidandosi a protezioni divine con "voti civici" alla Madonna dei Boschi (1630) e con la costruzione di un santuario a Sant' Antonio (1647), ma soprattutto potenziando attività economiche, costruendo infrastrutture a servizio dell'agricoltura (il canale Naviglio) e dell'artigianato (sega ad acqua, battitoio per la canapa, mulini, martinetto a maglio meccanico...), salvaguardando i propri diritti all'uso di acque e passoli anche con liti contro Comuni vicini, ed infine favorendo una oculata espansione urbanistica.
Il 27 aprile 1796 truppe napoleoniche prendono possesso di Boves che solo nel maggio 1814 potrà festeggiare il ritorno al Regno di Sardegna.

Nel periodo risorgimentale Boves dà un suo contributo di sangue ai moti insurrezionali ed alle guerre d'indipendenza attraverso l'impiego di suoi figli volontari, come Tommaso Beraudo, comandante dei Bersaglieri toscani, caduto nella battaglia di Curtatone e Montanara nel 1848.

Numerosi alpini di Boves morirono durante la prima e la seconda guerra mondiale.
Ad essi vanno aggiunti i tanti cittadini inermi fucilati nei lunghi mesi di Resistenza all'occupazione tedesca e coloro che furono inghiottiti dalle operazioni militari sui vari fronti o nei campi di concentramento.

La città di Boves fu il teatro del primo atto di rappresaglia contro la popolazione civile inerme:
il 19 settembre 1943, all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre, la 1ª Divisione Panzer SS "Leibstandarte SS Adolf Hitler" colpì la città dalle colline circostanti, dando fuoco a oltre 350 abitazioni e lasciando sul terreno decine di vittime.


Simboli

 
Lo stemma della Città è stato riconosciuto con decreto del Capo del governo del 21 agosto 1931, la sua blasonatura è la seguente:
« d'azzurro al bue d'oro passante su una campagna erbosa di verde. Ornamenti esteriori da Comune. »
Con regio decreto del 23 febbraio 1931 venne concesso il gonfalone, consistente in un drappo di azzurro.
Lo stemma effettivamente in uso differisce da quello riconosciuto in quanto il bue si presenta d'argento e sullo sfondo sono presenti delle montagne, anch'esse di colore argento.

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare
«Martoriata dalla ferocia teutonica, la città di Boves, culla della Resistenza armata piemontese, il 19 settembre 1943, con il primo sacrificio di 45 cittadini trucidati e 350 case incendiate, aggiungeva una pagina di gloria alle glorie d’Italia.
Il nemico, forte di tracotanza e d’armi, continuava ad infierire, senza però riuscire a piegare lo spirito, sempre in vitto ed indomito, della sua popolazione, come nelle quattro gloriose giornate del gennaio 1944, durante le quali venivano incendiate altre 500 case e cadevano combattendo 157 cittadini partigiani, perché libera sopravvivesse la Patria.
Il martirio attingeva la vetta, con l’ultimo sacrificio di 9 suoi figli barbaramente massacrati dal nemico sconfitto ed in ritirata, il giorno successivo al termine delle ostilità.
Epico esempio d’eroismo e d’olocausto, monito alle generazioni future.»
— Boves, 8 settembre 1943 - 26 aprile 1945

Medaglia d'oro al valor civile

«Sopportava con eroico comportamento e stoico coraggio, per ben due volte, la rappresaglia crudele del nemico invasore, subendo la distruzione di numerose abitazioni e sacrificando la vita di molti suoi figli all'ideale patriottico.»
— Boves, 1940-1945

Geografia

All'interno del territorio di Boves vi sono 10 frazioni: Rosbella, San Giacomo, Mellana, Sant'Anna, San Mauro, Fontanelle, Castellar, Cerati, Rivoira e Madonna dei Boschi.

Evoluzione demografica della città di Boves
 
* La Bisalta vista dalla frazione di Rosbella durante l'inverno e lo stemma della città di Boves.
 

* Il leviatano, particolare dell'affresco del "Giudizio Universale" dipinto da Giacomo Rossignolo (1524-1604), nel Santuario di Madonna dei Boschi
 

Canzoni popolari
Tra le canzoni popolari tipiche della città, va ricordata "Nate 'd Beuves" (Noi, gente di Boves) scritta in dialetto bovesano e spesso indicata come "l'inno" della città.


Nate ‘d Beuves

Feve largh ch’aj passa la famija
Bovesan-a con tuit ij sò pì bon
a l’han coragg, ferëssa e energia
tuit ansem a son re dij bontempon.

(rit.) Nate ‘d Boves pura rassa
për le feste soma semper stait ij prim
an alegria niun ch’an passa
për travai i soma propri drè a niun
l'han brusanla, l’han ruvinanee
ma a fa nient i l’oma già riconstruvì
e minca tan is baronoma
e i cantoma la canson ëd nòst pais.

S'i voroma peuj vardè la stòrja
son quat vòte che Beuves l’han brusà
sans ëd blaga ma pur a l’è na glòrja
e minca vira pì bel a l’è dventà.

(rit.)


Inno bovesano "Nate 'd Boves"

Cultura

Feste e fiere

Il giorno di Pasquetta nella piazza principale di Boves (Piazza Italia) si svolge la "Festa delle leve" con la sfilata delle "classi" che, nell'anno compiono gli anni con la cifra tonda (terminante con 5 o 0), nelle vie del paese.
Il giorno di Sant'Eligio in piazza Italia si svolge la benedizione dei camion e dei cavalli.
La festa patronale di San Bartolomeo si svolge l'ultima domenica di agosto.

Patroni della città e delle frazioni

San Bartolomeo e Sant'Eligio (Boves)
Madonna della Mercede (rione Chiesa Vecchia)
San Carlo (rione San Carlo) Santa Pazienza (Rosbella)
Madonna della Neve (Madonna dei boschi)
San Giacomo (San Giacomo)
Maria Vergine Assunta (Castellar)
San Donato (San Mauro)
San Grato (Rivoira)

Persone legate alla città

Ernesto Olivero, fondatore del Sermig
Dalmazio Peano, presbitero
Giovanni Battista Borelli, senatore del Regno d'Italia
Ignazio Vian, partigiano italiano
Nino Berrini, giornalista, scrittore drammaturgo e regista italiano
Economia


A Boves è molto presente la coltivazione dei fagioli, tanto che ogni anno si celebra la Festa del Fagiolo in cui vengono presentate nuove ricette a base di legumi.
La presenza di cave di argilla di ottima qualità fece nascere negli anni 80 dell'Ottocento una fabbrica di laterizi, La Fornaci Giordano dotata di forni Hoffmann che continuò la produzione fino al 1936.



BOVES: la resistenza e l'eccidio.
Edizioni RAI. Documentario storico: regia di Ermanno Olmi.
Commenti e testimonianze in tempo reale:

0:04 TESTIMONIANZA di Ezio ACETO, tenente ufficiale effettivo dell'esercito:
0:09 il 19 settembre 1943 verso le ore 10 prendevo posto su autocarro con un gruppo di soldati sbandati della quarta armata
0:17 che si erano riuniti in val colla località San Giacomo e Castellar.
0:21 Dovevamo scendere a Boves per il giornaliero rifornimento del pane;
0:25 giunti nell'abitato mentre ci dirigevamo in una panetteria scorgemmo in fondo piazza Italia un autovettura Fiat 1100.
0:32 Questa autovettura era ferma, ne scorgemmo gli occupanti: due militari tedeschi. Li raggiungemmo, si fecero catturare senza opporre resistenza.
0:41 Io stesso ne disarmai uno, l'altro fu disarmato da uno dei miei compagni.
0:46 Li facemmo salire a bordo del nostro autocarro senza usare nei loro confronti violenza alcuna.
0:51 Io mi posi al volante della loro autovettura quindi facemmo rientro in Val Colla.

0:59 TESTIMONIANZA di Luciano Aldo DALMASSO, impiegato:
1:04 Ricordo che sulla piazza vi erano parecchie persone,
le quali avevano assistito alla cattura.
1:08 I più anziani manifestavano la loro perplessità circa l'opportunità di quanto era avvenuto; la popolazione non prese però parte attiva al fatto.

1:19 TESTIMONIANZA del tenente Ezio ACETO:
1:23 Provvidi io all'interrogatorio per accertare la presenza dei due tedeschi nell'abitato di Boves,
1:26 i due si limitavano ripetere il loro numero di matricola.

1:30 TESTIMONIANZA collettiva:
1:33 Alle 11,45 arrivano a Boves e provenienti da Cuneo due grossi automezzi carichi di soldati tedeschi.
Due SS con bombe a mano 1:41 danneggiarono il centralino del telefono sito nei pressi del municipio.
1:45 Gli automezzi quindi ripartono imboccando la strada per il torrente Colla
1:49 che risalgono poco prima del ponte sul rio del vallone Sergent nei pressi della frazione Castellar.
2:16 Di qui le SS avanzano a piedi e raggiungono il borgo di Tet Sergent.
2:36 E' appena passato mezzogiorno quando comincia l'attacco. I tedeschi aprono il fuoco contro le postazioni partigiane.
2:42 Lo scontro durerà fino alle 12,30

2:46 TESTIMONIANZA di un Tenente Ezio Aceto:
2:49 Dopo le ore 12, mentre mi trovavo ancora in San Giacomo,
2:52 udii una serie di raffiche d'arma da fuoco che proveniva dalla zona a valle di Castellar.
2:59 Con l'autovettura presa ai due prigionieri, scesi immediatamente da Castellar in tempo per assistere al contrassalto a bombe a mano,
3:03 mediante il quale il sottotenente Ignazio Vian respinse il tentativo tedesco di penetrare nella valle.
3:38 In questo scontro durato non più di un quarto d'ora, caddero un nostro compagno, il marinaio Domenico Burlando di Genova e un militare tedesco:
3:46 la salma di quest'ultimo fu abbandonata sul posto dai suoi compagni.

3:50 TESTIMONIANZA di Michelina VIGLIETTI in Bianco proprietaria del bar pasticceria:
3:55 Le SS rientrano a Boves verso le ore 13. 3:58 All'incirca la stessa ora arriva anche il grosso reparto di stanza Cuneo comandato dal maggiore Peiper
4:03 Una parte dei militari tra i quali due ufficiali, entrarono nel nostro bar e si trattennero per una decina di minuti.
4:15 Si cerca inutilmente il commissario prefettizio; viene allora convocato il parroco di Boves don Giuseppe Bernardi con industriale Antonio Vassallo.
4:20 Paiper li vuole inviare entrambi quali ambasciatori dei militari italiani in val Colla
4:24 a chiedere la restituzione dei due prigionieri catturati al mattino e delle loro macchine, nonchè la consegna del caduto tedesco.

4:36 TESTIMONIANZA di Vittorio Luigi DALMASSO, autista:
4:40 Alle ore 14 del 19 settembre, fui incaricato dal maresciallo dei carabinieri di Boves a condurre con la mia autovettura di servizio pubblico,
4:48 il parroco don Bernardi ed il signor Vassallo presso il gruppo dei nostri militari riuniti a Castellar.

4:56 TESTIMONIANZA collettiva:
4:59 Peiper promette che in caso di successo dell'ambasceria, risparmierà Boves,
5:02 mentre in caso contrario lo distruggerà.
5:05 Antonio Vassallo aveva cercato di ottenere una garanzia scritta ma il comandante tedesco gliel'aveva rifiutata
asserendo che la parola d'onore di un ufficiale tedesco valeva gli scritti di tutti gli italiani.

5:15 TESTIMONIANZA di Vittorio Luigi DALMASSO, autista:
5:19 Accompagnai subito il Don Bernardi ed il Vassallo a Castellar,
dopo aver preparato una specie di bandiera bianca con tovagliolo da tavola ed un pezzo di manico di scopa.
5:27 Giunti davanti alla chiesa di San Carlo sulla strada per Madonna dei Boschi,
5:31 fummo fermati da militari tedeschi.
5:33 Don Bernardi spiegò dove eravamo diretti e quali erano le ragioni del nostro viaggio,
5:39 disse: "noi andare a prendere camerad ordine comandante", ci fu allora lasciato via libera
5:47 TESTIMONIANZA del tenente Ezio ACETO:
5:50 Tra le 14 e le 15 giunse sulla piazza di Castellar un'autovettura Lancia Augusta guidata da Dalmasso padre.
A bordo vi erano il parroco di Boves don Bernardi e il signor Vassallo,
6:00 sul pradellino dell'auto vi era il figlio del guidatore.
6:02 Sulla piazza unirono a me il sottotenente Ignazio Vian, il sacerdote del paese Don Dutto e altre 5 o 6 persone.
6:10 I due ambasciatori spiegarono che occorreva restituire subito i due prigionieri con tutto il loro equipaggiamento se si voleva evitare una massiccia rappresaglia da parte delle SS.
6:18 Io mi opposi, sostenendo che gli ostaggi erano una garanzia. Qualcuno non era d'accordo. Prevalse la tesi di restituire gli ostaggi.
6:28 Ignazio Vian che aveva assunto il comando della Valle, diede ordine di restituire dei prigionieri con tutto il loro armamento e l'equipaggiamento e le loro autovetture.
6:44 Uno dei prigionieri prese posto sulla Lancia Augusta con don Bernardi e l'altro sulla Fiat 1100 con il Vassallo.
6:50 Alla guida dell'auto si posero rispettivamente Dalmasso padre e il figlio.

6:57 TESTIMONIANZA di Vittorio Luigi Dalmasso, autista.
7:01 Verso le ore 15 ripartimmo alla volta di Boves.
7:04 Sulla mia automobile presero posto don Bernardi ed uno dei prigionieri con gli occhi bendati,
7:09 l'altro prigioniero, anch'egli con gli occhi bendati,
7:11 prese posto su una fiat 1100 che venne pure restituita.
7:15 Ricordo anche, che giunti nei pressi della località Ponte dei Sergenti, erano stata caricata sull'autovettura guidata da mio figlio,la salma del tedesco decaduto
7:35 Giungemmo in Boves verso le ore 15,15 e io feci scendere don Bernardi e il militare tedesco in piazza Italia.

7:43 TESTIMONIANZA collettiva:
7:46 Con la riconsegna dei due militari tedeschi, don Bernardi e Vassallo avevano compiuto la loro missione,
7:51 ma gli ambasciatori vengono trattenuti e guardati a vista dalle ss davanti al monumento ai caduti in piazza Italia.
7:57 Nonostante la restituzione dei prigionieri tedeschi Peiper dà ordine di iniziare la rappresaglia contro il paese ed i suoi abitanti.
8:06 Piccoli gruppi di SS sfondano le porte delle case, cospargono di benzina le masserizie, appiccano il fuoco, sparano ed uccidono.
8:16 Gran parte degli abitanti, subito dopo la distruzione del centralino telefonico
8:18 e il combattimento di mezzogiorno sono fuggiti in campagna.
8:21 Nel paese sono rimasti vecchi, malati e infermi.
8:25 Antonio Dutto, nato nel 1889 dice il suo certificato di morte:
8:31 cercava di fuggire dal paese in fiamme e raggiunto dalle SS SS e veniva abbattuto a colpi di arma da fuoco.
8:38 Intanto Peiper (*) batte con l'artiglieria le posizioni dei soldati italiani.
8:42 A 28 anni, nel dopoguerra, è stato condannato a morte da un tribunale alleato per l'avvenuto massacro di 129 prigionieri americani avvenuto a Malmedy, in Belgio.
(*) Joachim Peiper, capitano nazista esecutore dell'eccidio di Boves
8:51 Nel 1959 era in libertà a Stoccarda.



  •